P3, in salsa campana
da Informare _ Officina Volturno

La Regione Campania, politicamente parlando, è fortemente intrisa di mafiosità e piduismo, di vecchio e nuovo conio. Nicola Cosentino, alias Nick O’ Mericano, racchiude in sé (stando alle indagini della magistratura napoletana e romana) camorra e P3. Eppure è ancora coordinatore regionale del PDL, il tutore politico di Caldoro e Cesaro. Oltre che degli stessi finiani, guidati da Bocchino. La magistratura inquirente napoletana lo considera – sul punto vi è un’ordinanza di custodia cautelare per concorso in associazione camorristica confermata in Cassazione – referente politico del clan dei casalesi (la più potente organizzazione mafiosa campana). O’ Mericano non è in galera – come accade ai comuni cittadini accusati di un così grave reato – sol perché graziato dalla casta dei deputati che gli hanno elargito l’immunità. E’ rimasto incollato alla poltrona di sottosegretario allo sviluppo economico – con delega al CIPE, quindi all’erogazione dei finanziamenti pubblici – nonostante la gravissima accusa. Successivamente è stato coinvolto nello scandalo P3 e si è dovuto dimettere (per evitare che cadesse lo stesso Governo). Frequentatore di ambienti piduisti eversivi, utilizzava i poteri occulti per tentare di aggiustare il suo procedimento in Cassazione e per cercare di colpire – a colpi di falsi dossier – il suo sodale di partito, Stefano Caldoro, candidato a governatore della Campania. Il metodo criminale della costruzione di dossier per colpire avversari politici e soggetti istituzionali scomodi è un vizio consolidato nel PDL. Lo stesso Berlusconi non disdegna metodi di questo tipo. Notizie riservate utilizzate a fini ricattatori, veline ottenute da pezzi deviati delle istituzioni, dossier falsi e diffamatori: strategie eversive per inquinare la vita democratica. Il golpismo istituzionale, l’utilizzo delle istituzioni per perseguire interessi privati. Nonostante questo Cosentino è il capo politico dell’intero PDL in Campania, coordinatore politico di tutto il partito, finiani compresi, con un rapporto privilegiato, quanto ad illegalità, con il Presidente della Provincia Cesaro. Interessante in questo contesto – con riferimento anche al piduismo istituzionale – è il rapporto organico tra settori apicali del PDL (in primis il coordinatore nazionale Denis Verdini e il fondatore di Forza Italia Marcello Dell’Utri) e il capo dell’ispettorato del Ministero della Giustizia, il magistrato Arcibaldo Miller, detto Arci. Candidato anche lui in pectore – per conto della P3 – per la Presidenza della Regione Campania, poi mantenuto al Ministero per realizzare gli interessi della cricca. Miller è molto solerte ad inseguire magistrati scomodi e a tutelare magistrati collusi. Del resto, il suo curriculum è un programma politico-istituzionale. Utilizzatore finale, come il premier: quando era magistrato di punta a Napoli frequentava una “casa chiusa” in via Palizzi, poi fu indagato per concorso in associazione camorristica e corruzione in atti giudiziari, archiviato, ma con accertamento di fatti che in un Paese con un Consiglio Superiore della Magistratura degno di questo nome sarebbe stato tenuto in posti in cui non potesse creare disagio al prestigio della magistratura. Invece dove ha lavorato Arci? Prima in ruoli di primo piano in uffici inquirenti campani, poi a capo dell’ispettorato per valutare la deontologia professionale dei magistrati. Una barzelletta se non fosse tristemente serio. Ecco uno degli esempi dell’articolazione giudiziaria del piduismo di Stato. La Campania non merita questa melma istituzionale, di essere governata in modo palese e/o occulto da referenti delle organizzazioni criminali. E’ venuto il momento di costruire una valida e forte alternativa politica che abbia nella lotta alle illegalità ed alle ingiustizie il baluardo della sua azione per essere punto di riferimento di tutti i cittadini onesti desiderosi di un grande riscatto sociale.

Luigi de Magistris

Giuseppe Romano  30/07/10, 17:51

CONTRO LA MELMA ISTITUZIONALE E IL PIDUISMO DI STATO

La distanza che mi separa dal modo di concepire la vita da parte della mafia è un proiettile. Sì, è una pallottola. L'abisso culturale, sociale, politico, economico, di mentalità e spirituale è tale che odio tutto ciò che è riconducibile al sistema economico-sociale e politico della mafia. Per questa ragione schifo tutto ciò che si trova dall'altra parte della barricata! Quali salotti frequentano i dottori commercialisti nelle città di provincia? E pur si dicono democratici! Quali alcove nascondono studi di ragionieri ed avvocati? Quali trame si nascondono negli studi associati di architetti, ingegneri e geometri? Il mondo delle assicurazioni private come incide sul mercato e sulle vita delle persone? Cosa accede dietro ai banconi e nelle stanze segrete di notai e banche nei paesi di provincia? Al cittadino comune non è dato sapere, ma è dato subire! Teoria e pratica dei giochi, di potere. Ancora una volta il discorso è più generale e generale deve essere la risposta popolare.

PER UNA RISPOSTA DI CLASSE ALLA CRISI DEL BERLUSCONISMO

La crisi verticale del berlusconismo è insieme una crisi di blocco sociale, di equilibri politici, di relazioni istituzionali. E apre una fase di convulsioni politiche profonde. Ma solo il rilancio di una grande mobilitazione sociale del mondo del lavoro, attorno alle proprie rivendicazioni indipendenti, può portare sino in fondo la crisi in atto e darle uno sbocco positivo per le classi subalterne. Viceversa, si rischia o la sopravvivenza del governo e magari con essa un nuovo affondo plebiscitario del Cavaliere; oppure una soluzione trasformista di ricambio istituzionale, benedetta da Bankitalia e Marchionne. In entrambi i casi la continuità delle politiche dominanti contro i lavoratori. Per questo è ora che tutte le sinistre politiche e sociali uniscano le proprie forze in un’azione di classe indipendente, in piena autonomia da centrosinistra e centrodestra: puntando apertamente ad una soluzione di classe della crisi berlusconiana nella prospettiva di un governo dei lavoratori. L’unico governo che possa liberare l’Italia dalla dittatura della Fiat, dei banchieri, delle mille cricche del malaffare.

Partito Comunista dei Lavoratori

tratto da : http://www.pclavoratori.it/files/index.php?c3:o1829:e1
carlo ruberto  30/07/10, 13:45
35 tra indagati e condannati che siedono nelle fila del nuovo Pdl, il Partito della Legalità, del quale ovviamente il Presidente è il miglior rappresentante..
E la lista, in un parlamento che conta 82 onorevoli che risultano essere indagati, sotto processo a vario titolo o anche condannati (ai quali vanno aggiunti anche un buon numero di prescritti) è destinata ad allungarsi alla luce delle recente indagini.
http://carloruberto.blogspot.com/2010/07/pdl-il-partito-della-legalita.html
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