RESPONSABILE MANCA PER CONFLITTO INTERESSE
“Berlusconi annuncia che la prossi ...
* Dibattito sullo Stato dell'Unione col Presidente Barroso &n...







Si sa che il presidente del Consiglio ha fatto della ricostruzione in Abruzzo la prova del nove del suo governo, a L'Aquila ha messo piede decine di volte, promettendo nuovi alloggi per migliaia di sfollati nel giro di pochi mesi. Si sa anche, ma si dice un po' di meno, che la strategia del governo è stata improntata all'appariscenza e alla propaganda, mentre la scelta di privilegiare abitazioni "fisse" ha caricato di venti quartieri nuovi di zecca un'area già satura di insediamenti. La ricostruzione così fatta ha distolto l'attenzione, non facendola praticamente mai partire, dalla ricostruzione di quel gioiello che era il centro storico de L'Aquila, dove oggi le attività economiche prevalenti sono un macabro turismo delle macerie e un estemporaneo business dei "puntellamenti", gestito al di fuori delle normali procedure d'appalto. Il Comune decide infatti di volta in volta, senza gara, quale azienda deve mettere in sicurezza quel quartiere o quell'edificio, e si va. Si parla di milioni di euro.
Notizia recente è che Guido Bertolaso vuole lasciare la guida della Protezione civile per andare in pensione. L'uomo che ha gestito l'emergenza in Abruzzo, e che tuttora conserva le responsabilità principali nella ricostruzione, se ne vuole andare. Bertolaso lascia in eredità a Berlusconi un piano di riforma della Protezione civile, che doveva già essere approvato nell'ultimo Consiglio dei ministri. Non se ne è fatto nulla, se ne riparlerà a breve.
Cosa prevede lo schema di riforma ideato da Bertolaso in persona? Una scissione della Protezione civile. Una parte, quella che gestisce le emergenze e i soccorsi immediati, rimarrebbe pubblica. L'altra, quella che si occupa delle fasi successive, dunque la ricostruzione delle zone colpite dalle calamità, diventerebbe una società per azioni la cui proprietà rimarrebbe comunque in mano allo Stato.
Cosa cambierebbe? Molto, a pensarci bene. Se la Protezione civile "bis" (chiamiamola così per semplificazione) diventa giuridicamente privata, non è più sottoposta ai vincoli pubblici. I vertici potranno assegnare lavori, assumere o chiamare per consulenze chi vorranno, senza procedure di appalti. Non che l'appalto in sé, come insegnano gli scandali anche più recenti, sia una garanzia. Ma almeno si tratta comunque di regole sottoposte al controllo legale. Se saltano quelle, la responsabilità di rimettere in sesto territori martoriati potranno andare all'amico o al conoscente del potente di turno. Una possibilità inquietante tenendo conto di come sono crollati l'ospedale e la Casa dello Studente a L'Aquila. Bertolaso propone questo schema, pare, per aggirare le lungaggini burocratiche e guadagnare in efficienza, parola che ritorna come alibi in ogni tentativo di privatizzazione che caratterizza questo governo.
C'è da chiedersi poi perché le fasi della ricostruzione siano ancora responsabilità della Protezione civile, tanto da privatizzarne una parte per renderle più veloci. Non dovrebbero essere i territori, gli enti locali, ad avere la responsabilità di rimettere in sesto le proprie città, certo con il sostegno comunque del potere centrale? Continuare a riconoscere superpoteri a chi dovrebbe occuparsi solo dell'emergenza in senso stretto assomiglia a una resa, a un'accusa di incapacità ai nostri amministratori locali oltre che a un'ammissione di incapacità di riformare le procedure.
Il decreto legge infine (proprio così, si parla di un altro decreto) dovrebbe contenere anche l'istituzione dell'obbligo di assicurazione della abitazioni dalla catastrofi naturali, così da coprire lo Stato dalle eventuali richieste di risarcimento. Ma questo governo non doveva tagliare le tasse?